…E la strada porterebbe sulla luna

Due anni fa ricevo una email, è un ragazzo che vuole parlarmi, perché pensa che io lo possa capire.

ciò che scrivi nel tuo blog i rimane impresso senza nessuno sforzo, i tuoi pensieri sono di una fragilità e di una dolcezza terribile, le tue poesie sono un espressione di donna che non avevo mai conosciuto, attraverso queste non vedo una donna come posso vederla per la strada o dentro ai bar, posso vedere un lato sconosciuto, un lato non fisico che nessuna donna mi ha mai mostrato.

Iniziamo una corrispondenza un po’ fredda, sapete com’è, Internet è grande e condividere i propri pensieri è bello, sì, ma aprirsi agli sconosciuti via e-mail…siamo così abituati a dare nome e cognome con i social network, un volto, un’entità, un alterego, che delle “semplici” parole scritte per posta elettronica sono quasi inaffidabili.

Eppure questo ragazzo esisteva, dietro lo schermo, aspettava la mia risposta, leggeva ciò che scrivevo, viveva la sua vita piena di amici…e poi?

E poi cosa succede nella mente di un bel ragazzo, 22 enne, universitario, alla ricerca di un lavoro, con tanti amici? Succede niente, succede che è così. Succede che i nostri pensieri ci ammazzano, e lì non c’è nulla da fare.

Quanto coraggio bisogna avere per mettere un punto alla propria vita?

Quanto coraggio bisogna avere per continuare a sopravvivere ad una vita piena di difficoltà reali ed immaginarie (la nostra mente)?

Penso che le dosi siano uguali. Ma sono scelte…e poi è un attimo. Un attimo che cambia la vita, cambia pensieri, cambia opinioni. Un attimo che finisce e fa finire.

So che dopo questo intervento mi avresti scritto la tua opinione, magari sostenendo le tue tesi citandomi film che io non ho mai visto e forse mai vedrò, tu ti scuserai per essere stato prolisso e io ti risponderò mesi dopo perché rinvio sempre le cose da fare.

Però ti prometto che non rinvio più se qualcuno avrà bisogno di me un’altra volta. E continuerò a scrivere, magari ti strappo un sorriso ancora una volta.

Mi scrivevi una poesia che faceva così:

Illusione vana

Di compagnia.

Quanto più illude

Tanto scopri d’essere solo

Ma solo non lo eri. O forse soli lo siamo tutti. Ed è bello che al plurale si pensi all’astro che ci dona luce. In fondo lui è di vitale importanza, però chi si avvicina fino a lassù, col timore di scottarsi? Anche lui è solo, però importante.

Vabbè, a me e te piaceva la Luna. The dark side of the sun.

Luna, come il titolo di questo post. È un verso tuo e io spero che tu abbia preso quella strada, quella che porta lì.

Spero di non averti annoiato.

Aspetto una tua risposta,

Anna.

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