Non vorrei mai finire le cose che ho da dire su di te.

Molti anni fa mi insegnavi a mettere la penna nel giusto modo per insegnarmi a scrivere. Ecco, ora che so scrivere è difficile trovare le parole giuste.

 

Mi ricordo che ti piaceva ascoltarmi mentre ti leggevo la qualsiasi cosa, dai compiti a casa alle poesie, dal giornale al depliant delle offerte del supermercato. Perciò mi piace pensare che in questo momento stai ascoltando, seduta sulla sedia di fronte alla finestra mentre cuci qualcosa per noi, ed io seduta sul divano di fianco a te.

 

Non è facile scrivere qualcosa che sai che verrà letta, e non è facile scrivere qualcosa che faccia trasparire che Donna eri. Con la D maiuscola.

 

Mi hai insegnato, ci hai insegnato, che il valore più grande è la famiglia. La famiglia si costruisce con impegni, sacrifici e una buona dose di compromessi per andare d’accordo.

 

Questa parola, ossia “compromesso”, ce la ripetevi sempre sfoggiando il tuo motto, e mi dicevi “Annuzza, leva l’occasioni!”.

 

Quanto ti disperavi, nonnina, quando non ti ascoltavo! Però non hai mai smesso di volermi bene.

 

Il tuo buon cuore e la tua ingenuità coincidevano a volte con episodi che fanno sorridere, tipo quando, in chiesa, avevi deciso di dare tutti gli spiccioli nelle offerte, rimanendo senza soldi per poter utilizzare la cabina telefonica.

 

Eri e sei il simbolo di un’altra generazione, di una donna forte nell’animo e nel corpo; padrona della casa, eri la mamma, la nonna, la confidente. La malattia non ti ha spezzata né piegata. Mai una lacrima solcava il tuo viso per la sofferenza fisica, ma quando vedevi noi piangere, ecco, lì non reggevi e piangevi con noi. Nonna, non piangere, ti dicevamo, e per amor nostro smettevi.

 

Ci preparavi pranzo e cena, ci aiutavi a fare i compiti, a ripetere, però a patto che non corrispondessero con la tua visione di Beautiful, quello dovevi vedertelo per forza.

E poi nascondevi le nostre scappatelle, ci difendevi a costo di tutto, ti assicuravi che avessimo sempre quello di cui avevamo bisogno.

 

Eri sbadata e semplice, ma non ti tiravi indietro quando dovevamo cantare qualche canzone in inglese.

 

Salivi sempre anche quando eri con le stampelle per aiutarmi, e quando il sabato sera uscivo mi chiedevi se avevo abbastanza soldi per mangiarmi la pizza.

 

A Natale ti trovavo già alle sette a preparare pranzoni epici, ed eri contenta che eravamo tutti lì ad aiutarti. Tu avevi noi e ciò bastava.

 

Non vorrei finire questa lettera perché non vorrei mai finire le cose che ho da dire e raccontare su di te, però è come se adesso per te stia iniziando Beautiful, so che devo smettere di parlare e lasciarti guardare il programma, io comunque sono qua. E stavolta non me ne salgo sopra, ma sto con te. Fino alla fine. Anche se una fine, in questo caso, non c’è, perché vivi dentro i miei valori, i nostri. Dentro i nostri sorrisi.

 

 

 

 

 

 

Annunci