Gemiti

Gemiti

Annunci

Perché bisogna…

Perché bisogna fare ciò che è giusto e non ciò che si vuole, se le due cose non coincidono? E poi, chi ha detto che non debbano coincidere? Perché quello che vogliamo dev’essere sbagliato, se non averlo ci rende infelici, dunque di malumore?

E perché mi si tappa il naso prima di dormire, costringendomi a, appunto, non riposare?

Sess(Affett)o

Il sesso non è solo togliersi i vestiti ed incastrarsi per bene. Lo sapevano quelli che l’hanno provato, a fare solo questo, e poi son rimasti delusi, poi hanno pianto, poi si sono ritrovati pieni di sensi di colpa, e poi, e poi e poi.

Il sesso non è solo l’atto in sé, in nessuno dei casi. Vi è una ragione intrinseca che va dal “mi piace, voglio farmelo” al “ho bisogno d’affetto”; qual’è il modo più intenso e “veloce” di guadagnarlo, se non con l’intreccio di due corpi?

Il sesso per bisogno d’affetto è un po’ come volere il gelato artigianale, quello che sapete che fanno solo lì, nel bar che vi piace, ma prendere la macchina è troppo casino, è lontano chilometri e la benzina costa un euro e ottanta al litro. Insomma, mi prendo il magnum algida che c’ho nel frigo.

Io preferisco dare voce ai miei bisogni e non manifestarli col sesso. Non è un mass media, è e deve essere un atto di passione, di coinvolgimento fisico o sentimentale. Se nasce con altre basi, non ha valore.

Qualcosa che

C’è qualcosa che non si vede
tra le curve spesse di un sorriso grasso
e le sottane strette di una donna perbene
C’è qualcosa che non si vede
in mezzo a tutto il traffico che fa
che da te non ci arriverò mai
c’è qualcosa di invisibile agli occhi
scusa piccolo principe
non è l’essenziale
sapere cosa nascondi
tra le pieghe di un pensiero ed un altro
instancabile lavori, tra scartoffie di momenti
che tornano indietro e li lasci andare
come una routine stanca da (e)seguire
c’è qualcosa che non si vede,
e non riesco a scriverne
C’è qualcosa che non so
tra le curve strette di un sorriso amaro
tra un silenzio troppo grande da esser vero.

Warte

È strano che certe canzoni portino addosso una strana nostalgia: vuoi il tempo, vuoi i ricordi, vuoi le combinazioni tra le due cose; ci sono delle melodie che hanno dei sapori, che ti fanno respirare una determinata atmosfera. Immediatamente quasi, mi ritrovo a commuovermi pensando al tramonto di casa mia. Ad un’attesa che ho portato addosso come un abito bianco, che solitamente con quel colore addosso mi sento il pupazzo della Micheline, e mi sentivo come se tutti sapessero che io stavo aspettando.

Che poi secondo me, tutti aspettano. L’autobus, le promesse, le persone, il macellaio-che-taglia-la-carne-signora-è-un-etto-in-più-lo-lascio, i responsi… e io, cos’è che aspetto?

Albano diceva che la felicità è un bicchiere di vino con un panino, ma io sono astemia e al panino preferisco le lasagne, come la mettiamo?

Forse dovrei accontentarmi.

Forse dovrei ancora aspettare, ancora un po’.