Andare Via

Ma quando la gente esclama: me ne andrò dalla tua vita… Non me ne andrò mai dalla tua vita… Mi spiegate come si fa ad uscire dalla vita di qualcuno se poi quel qualcuno, lontano o vicino, rimane ancorato a meccanismi sociali per cui è difficile sparire completamente? Una volta che ci si incontra, non ci si può semplicemente dire “me ne vado”…la vita non è una casa.

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Le Tragedie

Ci sono tante cose della Germania che ancora non ho capito. A parte, vabbè, il fatto che per un italiano che approda in terra teutonica, tutto gira in slow motion e con questa colonna sonora vedi i vicini che ti lasciano il portone aperto, ti sorridono, una famiglia che ti viene incontro con i bambini biondi che saltellano, la moglie con il cane al guinzaglio, il marito che porta le buste della spesa (di carta! Non di plastica ecologica che sa di pollo fritto come noi popolo di poveracci!)…tutti ri-go-ro-sa-men-te sorridenti e ognuno di loro esclama un HALLO!

E l’italiano pensa: “ma è tutto vero?”.  La trasposizione del Bel Paese è d’obbligo, perché sei lì, sotto shock, non capisci, esclami “mah” e vorresti condividere con loro cosa hai vissuto per tutti i tuoi anni di vita, nel mio caso 22.

Palermo, ore 8:00 del mattino. Innanzitutto sei sveglia da innumerevoli ore poiché i tuoi vicini ti hanno regalato una notte in bianco. Ti ritrovi in cucina con la tua coinquilina che è sveglia a causa degli innumerevoli venditori ambulanti e del traffico mattutino, ove il palermitano da il meglio di sè per iniziare la giornata.

Vai sotto la doccia e finisce l’acqua. Non sai perché in un mondo dove progettano robot e l’uomo va in giro per l’universo ancora in Sicilia non c’è l’acqua corrente nelle case, ma fatto sta che devi finire di lavarti con l’acqua potabile, che dovrai ricomprare, ed abiti al 4 piano senza ascensore nè fidanzato aitante che possa aiutarti nell’operazione.

Esci alle 9:00 da casa, percorri le scale con numerose ragnatele, scarafaggi, cicche di sigarette sparse random sul pavimento e apri il portone, vedi una signora che cammina mano nella mano con il figlio agghindato per bene per andare a scuola, avrà tipo 6 anni. Tu sorridi al bimbo e vedi la madre che ti guarda male, lo tira dalla sua parte e continua a guardarti sospettosa finché non scompare all’orizzonte di corso Calatafimi. Vabbè, signora, non me lo volevo mica mangiare.

Percorri le strade accompagnata da un incessante PEEEEEE – PEEEEEEEE – PEEEEEEEEE , tant’è che poi, quando senti il silenzio, quasi ti spaventi.

Vai alla fermata e attendi l’autobus.

Attendi l’autobus.

 

 

 

 

Attendi l’autobus.

Attendi l’autobus.

Attendi l’autobus.

 

 

 

 

 

Attendi l’autobus.

 

 

 

Attendi l’autobus.

 

 

Attendi l’autobus.

Io mentre aspetto l’autobus a Palermo

E in quel momento senti il main theme di Game of Thrones e sai che dovrai lanciarti in una lotta all’ultimo sangue per arrivare dentro per prima in modo tale che dopo tu non debba adagiarti negli incastri rimanenti tra una persona e l’altra.

Mettendo caso che quest’avventura vi metta fame, scendete e vi accomodate in una tavola calda. Vi sedete e consumate le vostre panelle, arancini (sì, lo so che voi palermitani dite arancine, ma io sono missinisa)… mettiamo caso che qualcuno si senta male, abbia…che ne so, un ictus. Scenario tipico siciliano:

“Ziu chi hai?? ZIU ARRISPUNNI!” Solitamente il capo famiglia di sesso maschile s’avvicina alla vittima, lo scuote per farlo riprendere, mentre la moglie già sviene e piange, i bambini urlano, la madre cerca di calmare i figli ma ha dei mancamenti “u ziu ggioia comu facemu senza di iddu” (trad. il caro zio, come faremo senza di lui). In pratica lo danno già per morto, vedi fazzolettini volare, acqua da distribuire per lo shock, mentre il capo famiglia disquisisce con il fratello su cosa fare, se sdraiarlo a terra o farlo rimanere sulla sedia per evitare ulteriori danni. No, sdraialo, respira meglio, E ALLONTANATEVI MINCHIA, AMUNI’, e no, seduto ci sta meglio, non bisogna muoverlo, A TIA CU TU DISSI CHI NON S’AVA A MOVIRI AH? SI DUTTURI?

Nel frattempo la figlia è al telefono, si copre l’orecchio, ha chiamato il 118. PRONTOOO PRONTO SI’ EMERGENZA AIUTO! MIO ZIO SI HA SENTITO MALE! NON LO SO, SIAMO QUA NELLA TAVOLA CALDA DUE TRAVERSE DOPO LA PARALLELA DI CORSO MONTAGNALARGA! COME NON SA DOV’E’! E U NAVIGATORI NON L’AVITI? ma vadda a sti scrolichi, QUA DOVETE VENIRE, SUUUBBITO! NON RESPIRA, NON SI MOVI, VOI LO DOVETE SAVVARE! VI SPIEGO LA STRADA!

Dopo un’ora arriva l’ambulanza e lo porta all’ospedale, “Ma su tranquilli, è una semplice indigestione, può tornare a casa”.

Nel frattempo il povero zio è ridotto così: 

E muore qualche ora dopo per ictus. Arriva Barbara D’Urso che fa la diretta dal policlinico di Palermo per fare luce sulla vicenda. Si darà la colpa all’arancino della tavola calda che era avariato. Dopo anni.

Mi è capitato di assistere ad un caso di ictus in un ristorante in Germania. Nella sala adiacente a dove stavo, si festeggiava armoniosamente il compleanno della nonna ottantacinquenne. Era il momento del digestivo, ormai nella sala dove stavo non c’era più nulla. Leggevo un po’ cosa succedeva su Twitter quando noto una folata di vento improvvisa. Dico, vabbè, che tempo strano. Mia zia corre verso di me e mi dice “hai visto l’elicottero? È fuori!”. Ma stai scherzando?

Vado nella hall e vedo tutta la famiglia fuori dalla sala, in silenzio, che continuano a sorseggiare le loro bevande, con molta calma e attesa, verso gli infermieri che erano già dentro. Ma che è successo, chiedo. Lo zio ha avuto un ictus.

10 Minuti. Rianimazione e volo verso l’ospedale più vicino, a qualche chilometro di distanza.

Nessun pianto, nessuna disperazione, nulla.

Sì, ci sono ancora tante cose della Germania che non ho capito, ma a volte sono quelle italiane che non capisco.

PS. nessuno zio è morto per la realizzazione di questo post.