Giornata Mondiale della Poesia

Oggi è la giornata mondiale della poesia, perciò vorrei dare il mio contributo a questo giorno così importante.

S’alza 

S’alzavano gli odori,
numerosi, quei candori
del giorno di primavera
che bussa appena appena,
e poi, quel tuo manto delicato
di primi.zie di stagione;
E se d’un tratto
un vento d’amore
ci toglie i respiri
siamo qua
ad osservare,
attoniti
lo spettacolo che la Natura
sì, la Natura
ci dà.

E m’affaccio al davanzale
del tuo cor.po e del tuo cuore
s’alza il v.ento, tiepido
del mio candore,
quando con la bocca, io
m’appresto a dire
ma sta gran minchia mi poi soocari.

 

Che Freddo C’era, Maledetta Primavera

Che strano vivere in una terra dove il sole spunta ogni tanto, e che gioia rivedere le chiome scheletriche degli alberi, liberi dalla pesantezza della neve, dal suo candido manto che uniforma tutto all’occhio umano.

C’era questo mare bianco, nel quale le macchine o la gente salpavano, e tutto sembrava chiuso per ferie, come in quei negozi con le luci spente e la saracinesca chiusa. La festa della Natura. Sì perché lì sotto, cosa non combinava! I colori andavano in ferie, lasciando spazio al bianco, che prende le sue rivincite, così poco presente solitamente.

Era uno spettacolo, ma lo è stato ancora di più oggi svegliarsi con un raggio di sole che bussava alla finestra e un bel tepore che proveniva da fuori.

Ricordo di aver cercato caldo al sole, appoggiando la mano sulla finestra, in questi giorni d’inverno, ritirandola al sentirne la consistenza di ghiaccio, toccando ancora di più una solitudine forzata, come quella dell’albero di fronte casa mia.

Ma anche tra la neve e i prati, gli alberi, v’è una storia d’amore. Come un velo, che protegge e nel contempo distrugge, per rinascere a nuova vita.

Come stamattina: uscire e sentire la carezza del sole, il cielo azzurro, la luce abbagliante, gli alberi risvegliati dal sonno, i prati con i nuovi colori, i campi coltivati, distese di verde, e giallo, e poi il blu, sprazzi di bianco, e il verde scuro dei pini della foresta.

Ho vissuto troppo freddo per non meritarmi un raggio di sole.

Attesa

L’attesa è sempre vista come uno status di totale calma, ci si immagina una bambina, una donna, una vecchietta, una ragazza, alla finestra a fissare il vuoto. Cosa fa? Pensa e attende, attende cosa?

E’ uno status interno dal quale usciamo raramente perché aspettiamo sempre qualcosa, ovviamente in maniera simbolica ci piazziamo davanti a qualcosa e sgraniamo gli occhi quasi per paura di perderci il dettaglio, o il masso che attendiamo, in realtà facciamo le cose e l’attesa è sempre lì, presente.

Una condizione presente che parla di assenza, certo, perché se la aspettiamo significa che non è con noi. E quando arriva? E se arriva e comunque non la sentiamo?

Appaghiamo la nostra attesa forse mai, è uno di quei processi automatici compresi nel pacchetto “umano”, quando ci avviamo noi si avvia anche lei, quello che possiamo fare è…accettarla come compagna, piacevole o meno della nostra vita.

Aiutami che Dio T’Aiuta

Caro diario,

Palermo, ore 16.00. Si inizia a salire sul treno intercity destinazione Messina. Io, la mia amica G. e la sua coinquilina. Valigie comprese. Data l’impossibilità di alzare la valigia negli appositi ripiani, la sistemo dove una gentilissima signora mi invita a metterla; accertatami che non le dia fastidio, mi siedo di fronte a lei, che vuole parlarmi. “Sa, io facevo pesi una volta”.

:sese:

Ok. Capendo che questa è una di quelle che… vuole attaccare bottone, automaticamente metto le cuffie. Non posso più ridurmi a incontrare e dare corda ad ogni pazzo che casualmente, becco io.
Nel frattempo (1 ora di viaggio), esce dallo zaino più di 10 immaginette dei santi, baciandole.
Poi prende un block notes e comincia a scrivere.

Pensando che di mestiere facesse “quella che scrive le preghiere dietro i santini”, mi stavo facendo un sacco di flash mentali su quanto fruttasse questa professione, e se l’ispirazione poteva venirle addirittura su un treno Trenitalia.

Nel frattempo, arrivate a metà del nostro viaggio, ossia Cefalù, io raggiungo la mia amica nei 4 posti lato finestrino, che davano sul mare, offrendoci uno splendido panorama.

La signora sta recitando il rosario in estremo silenzio, con gli occhi chiusi, l’anulare della mano destra a tenere l’immaginetta, e l’anello del rosario tenuto con la sinistra, premuto contro il cuore di Gesù. Non si è mossa da questa posizione per tutto il resto delle cose che vi racconterò.

Mentre io e G. parliamo del più e del meno, la signora si blocca e inizia a fissarmi, con quegli occhi color miele e lo sguardo perso nel vuoto. Io faccio l’indifferente e poi guardo fuori dal finestrino; nelle gallerie il riflesso mi fa vedere che sta ancora fissandomi. Poi comincia a girare gli occhi e comincia a piegarsi sul fianco, sempre più lentamente, continuando a guardarmi e tenere l’immaginetta in quel modo.
G. si agita e mi dice se non è il caso di far qualcosa, io chiedo alla signora se ha bisogno di qualcosa, se sta male, se vuole che chiamiamo qualcuno.
Scuote la testa, fa mezzo sorriso e continua a fissarmi mentre prega.

Stava per cadere, allora stendo la mano per aiutarla a raddrizzarsi, lei mi dice che va bene così, sussurrandomelo. La mia amica, parecchio turbata, mi guarda con gli occhi spalancati, io le dico che visto che sembra lucida, sono scelte sue e non dobbiamo preoccuparci. Ad un certo punto infatti la signora si raddrizza e noi tiriamo un sospiro di sollievo.

Finchè non stende la gamba verso il corridoio, cominciando a respirare in maniera…”particolare”.

“Signora, si sente male?”

Ci scuote la testa e osserviamo la scena sconvolte, mentre lei si contorce sopra la mia valigia e va avanti e indietro con il bacino, gli occhi chiusi, il respiro sempre più affannato e la solita posizione con le mani.
Ad un certo punto si volta verso il finestrino, dandoci le spalle, comincia a tremare, e muove a scatti il collo.

Ormai presa dai brividi di terrore/vomito, ero ormai sicurissima avrebbe girato la testa a 360°. Nel frattempo, G. comincia ad avere un colore pallidiccio, quando la vediamo alzare ed abbassare le braccia, divaricare le gambe verso il finestrino e …ansimare.

Il disgusto percorreva ogni atomo del mio corpo, mentre, la signora, si lasciava andare con la schiena, voleva lasciar cadere il suo corpo nel corridoio.

Istintivamente la afferro per non farle sbattere la testa a terra, lei mi dice “non toccatemi!! Gesù mi rialza!!”

:angl:

Le adagio la testa, e lei con il corpo comincia a muoversi stile Linda Blair ne “L’Esorcista”.
Ormai spaventata a morte e sul procinto di dover scendere dal treno, le dico “sì ok, Gesù la rialza, ma io devo scendere”; G. rimane bloccata, e la signora, a pancia in su, con la testa sui suoi stivali, le fa “mi serve la tua scarpa, non muoverti, se ti muovi è peggio”. Ormai tutto il treno si era alzato e tutti guardavano con autentico terrore la scena. Porgo la mano alla mia amica che ormai era diventata un tutt uno con il sedile, ma lei non voleva alzarsi per non peggiorare la situazione.

“Gesù, sbrigati, che la signorina ha fretta!”

Dopo un po’, la signora cambia idea e si avventura per il treno trascinandosi a terra, con l’immaginetta sempre nella stessa posizione, mentre io recupero col cucchiaino la mia amica terrorizzata.
Mentre c’era chi voleva sapere cosa stava succedendo e raccontavamo, mi giro e la ritrovo a pochi passi da me, seduta in mezzo al corridoio, che ci fissava.

L’unica cosa che son riuscita a dire a mia madre, scendendo dal treno, che nel frattempo dopo 5 mesi che non la vedevo aveva chiamato Raffaella Carrà con tanto di Jingle “Carramba che Sorpresa!”  è stato:

TU NON PUOI CAPIRE.